Antichi scherzi nel Carnevale Termitano

Curriti, curriti; o chianu ri SanCiuvanni spuntò na travatura!… - Il grido, lanciato da due giovani buontemponi, risuonò forte e beffardo, sovrastando il vociare allegro e confuso, della folla che fuori Porta Palermo festeggiava il Carnevale.

Era un martedì grasso di fine ottocento, e l’annunzio provocò il fuggi fuggi generale che aveva come meta proprio “u chianu ri SanCiuvanni”; il Piano di San Giovanni, altri non era che quella parte della odierna Villa Palmeri dove ancora oggi è visibile il campanile della antica chiesa di San Giovanni, è dove, come si diceva, era stata individuata “na travatura”, cioè un tesoro.

In tanti, come detto, vi si diressero velocemente, percorrendo in poco tempo la strada, peraltro breve, che da fuori Porta Palermo porta alla Villa Palmeri; altri, forse intuendo la beffa, o forse per un malcelato sentimento di affetto nei confronti del vino, continuarono a tenere sotto controllo le botti ancora piene, anzi approfittarono del diradarsi della folla per continuare a bere indisturbati, fedeli al detto “megghiu a jaddina oggi ca l’ovu dumani”. Al Piano San Giovanni intanto c’era gran ressa e tanta curiosità,si scavavaa mani nude, ma anche con pale e picconi; finalmente uno dei cercatori gridò: “ccà è, u truvaiu”; non vi dico la calca, gli spintoni andavano a ruba per accaparrarsi il posto migliore, pronti a tuffarsi per aver parte di quello che si prefigurava fosse un immane tesoro. Finalmente qualcosa usci fuori dalla terra umida; era una vecchia pignatta di terracotta, dentro la quale, ancora fumanti,emanavano un intenso e gradevoleprofumo una buona quantità di “maccarruna cu sucu”. Si era trattato di uno scherzo di Carnevale; non vi dico le risate ma anche il disappuntodi quanti, dopo tanto disturbo, speravano di potere mettere le mani su monete d’oro o chissà su cos’altro di prezioso, disappunto a cui si aggiunse rabbia e delusione, nel constatare che intanto, fuori Porta Palermo, nel luogo della festa, i pochi rimasti avevano tracannato tutto il vino eora, ubriachi fradici, si prendevano gioco dei malcapitati.

Questo che vi è stato descritto è uno degli antichi scherzi del carnevale termitano, ma ve ne erano tanti altri; c’era il“ccà l’haiu” o Calaio di derivazione toscana e che consisteva nell’appendere alle spalle di qualche malcapitato un foglietto di carta con scritte ironiche o di derisione, del tipo “sono un asino”; ci voleva molta abilità per non lasciarsi scoprire e far si che la persona oggetto dello scherzo andasse in giro con tale scritta sulle spalle, suscitando le risate dei passanti e dei tanti monelli che,beandosi a tal vista ripetevano “ccà l’haiu”. Altro scherzo in voga soprattutto agli inizi del novecento era quello dei “vussichi”;I “vussichi” altro non erano che budella di animali, che gonfiati a mò di palloncino venivano appesi ad una canna e poi repentinamente avvicinate alla faccia delle ragazze, che schifate scappavano velocemente;c’erano anche i “fruareddi” e “l’assicutafimmini”, realizzate con bacche di platano inzuppate di olio od alcool, e che accese venivano buttate scoppiettanti tra la folla provocando il fuggi fuggi generale.

Con gli anni gli scherzi si sono via via modificati, spesso si esagera e se ne fanno anche di pesantie di cattivo gusto, tali da procurare reazioni e di conseguenza anche risse; c’è da augurarsi che il pubblico capisca e si immedesimi nello spirito del Carnevale, improntato alla gioia ed al divertimento; in caso contrario cerchiamo di non drammatizzare eccessivamente, ricordandosi magari dii un antico detto del carnevale termitano che cosi recita: “ A carnalivari ogni scherzu vali e cu s’affenni è maiali”!-Buon divertimento.

NANDO CIMINO

         

 

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