
Per avere una idea dei costumi e relativa libertà dei giovani è bastevole ricordare due sole consuetudini di Termini ancora esistenti e praticate ai primi del 900.
Le ragazze che andavano per compre od altro di solito avevano una strana abitudine. Non andavano accanto alla madre loro accompagnatrice ma la precedevano di tre quattro sei metri. Di solito la madre con scialle in testa seguiva; con ciò le ragazze ritenevano di liberarsi dal complesso di dipendenza e a volte di schiavitù dalla famiglia esercitato su di loro e per altro il fatto alla madre non dispiaceva mettendola in grado di esercitare la sorveglianza visiva in tutte le direzioni.
Gli amori legali o meno nascevano soprattutto in chiesa. I gruppi familiari femminili partecipavano compatti ad ogni tipo di novena. Nelle funzioni non sempre la attenzione delle ragazze era per i Santi o per il predicatore che dal pulpito magari in quei momenti fulminava l'inferno contro tutti i peccati eziandio anche carnali. Sospetta poi e fondatamente era la presenza dei ragazzi; sembrava che facessero parte dell'arredamento delle cappelle, ogni sera erano al solito posto. Certo si è che la statistica di fidanzamenti fuitine e matrimoni si infoltiva per la Immacolata, per Natale e Pasqua.
L’amore continuava con diurni e serotini passaggi sotto i veroni delle belle, passaggi e passeggi tranquilli o no secondo l'intendimento e la focosità apparente o meno dei genitori in diretta dipendenza del gradimento. A volte accadeva che lo spasimante provvedesse ad ingaggiare suonatori che di sera a distanza ma sempre con il rispetto delle misure di sicurezza tramutavano in musica i sospiri dello amatore. Poteva accadere anche che malgrado le precauzioni la reazione avveniva e allora dal dischiuso verone o finestra volavano ingiurie e oggetti contundenti; poteva scapparci anche il colpo di pistola in aria immancabilmente interpretato more siculo come colpo di persiana.
Se la corte del giovane era gradita si passava all' «apparolamento». I familiari dei giovani direttamente o a mezzo intermediari trattavano la reciproca resa spontanea o meno. Successiva era la «acchianata» cioè il giovane era ammesso in casa. A scanso di equivoci si stabilivano prima i patti cioé dote e corredo. Ammesso il giovane la suocera veniva investita dei poteri di sorveglianza esercitata a volte in modo anche elastico. Precedevano le nozze, la mostra dei corredi, per l’uomo camicie 24, mutande 24 con misure varie per i previsti allargamenti di circonferenza, 24 paia di calze che non subiscono variazioni latitudinali e longitudinali. Si sceglievano prete celebrante, compari, dolceria per il trattenimento. Il giorno delle nozze vestivano la sposa che accompagnata dal padre fino all'altare veniva consegnata allo sposo. Anche qui un segno dei poteri del maschio, quasi una fine di potere per dare inizio a un altro. A funzione conclusa abbracci e lacrime; qualvolta, se contrastate le nozze, vituperi e tentativi di baruffe sedati dall'officiante e dagli amici.
Seguiva il «trattamento» generalmente in casa. Gli invitati si disponevano ai muri delle stanze più grandi su sedie della casa o noleggiate alla vicina chiesa. La sposa passando seguita dal cameriere distribuiva i confetti. Seguiva la sposa «il deputato» alla sorveglianza del trattenimento che disciplinava l'erogazione dei dolci e vietava «i coppi». Tra le portate non mancavano mai scaccia, taralli e gelati; tra i beveraggi rosoli in tutte le tinte e infine i gelati.
Si aprivano poi le danze che duravano a lungo, regolate dal maestro che governava a volta con spintoni affatto gentili e accompagnate dalla orchestrina appollaiata in un angolo della sala.
Il deputato provvedeva a vettovagliare di «mangerizzo» e beveraggio i suonatori che a volte protestavano contro la modestia delle offerenze.
All’ora di vespro gli sposi lasciavano gli invitati e si ritiravano nella loro casa.
All’indomani ad ora opportuna la madre dello sposo portava il ristoro poi le porte si richiudevano.
Agli otto giorni gli sposi vestiti «di stanga» si recavano in giro in casa degli invitati. Era d’obbligo il vestito di conseguenza, cappello quasi sempre a grandi svolte per la sposa e lobbia e guanti alla mano per lo sposo. Avveniva spesso che essendo complementi di abbigliamento raramente usati in precedenza dagli sposi o addirittura mai, venivano coll’essere portati in modo trionfalistico e paradossale quasi fossero aggeggi pericolosi.
La prima gravidanza che seguiva, passava all'attento esame delle donne parenti o no e di quelle del vicinato. Si traevano presagi sul sesso dal ciclo della luna ai movimenti del feto nel grembo della madre.
Al grande giorno «la mammana» dopo le ispezioni del caso assisteva la partoriente, in fine la grande notizia con a volte esposizione al balcone del neonato ben coperto.
Il neonato prendeva possesso della culla a dondolo o sospesa, dava il suo saluto alla vita e modificava radicalmente le abitudini della famiglia. Ognuno era autorizzato a dire la sua sui piccoli mali del bambino, sui rimedi. Erba soprattutto e sapienza contadina, nonché consigli di esperto o meno guidavano la madre nel primo periodo.
Il bambino cresceva e giunto agli anni della scuola con non poca riottosità e non sempre veniva avviato agli studi elementari. Là dove si faceva a meno di questo veniva avviato troppo presto «a mastru» cioè ad apprendere un mestiere o seguiva il padre in campagna. Le femmine erano quasi sempre occupate in casa nei lavori casalinghi o di campagna.
Il ciclo della vita così riprendeva per le generazioni sino ad arrivare alla fine anche questa regolata da tradizioni e consuetudini.
Erano in antico le confraternite a occuparsi e sostituirsi spesso alla famiglia. Confraternite distinte per classe, censo e mestiere.
Tale interessamento dopo la fondazione del Regno anche se affievolito si trasferì nelle società di mutuo soccorso.
L'assistenza religiosa rimane sempre la stessa; funzioni in chiesa e per il cimitero. La famiglia prendeva il lutto integrale in tutto il vestire nero da capo a fondo, in tutti i capi per grandi e piccoli, gli uomini in più portavano «la pettina» nera, che copriva la camicia, e la barba per molti giorni. Al mese una gentile cerimonia, che ancora permane, i parenti preceduti da una corona o cuscini di fiori dopo la messa si recavano e si recano al cimitero a pregare sulla tomba del defunto. Poi la vita riprendeva e riprende inesorabilmente.
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