
E’ di epoca precedente alla dominazione Araba. Nella relazione fatta dal capitano arabo Ashed ben Forat al suo Emiro Aadelkum el Chbir, riportata da Mons. Airoldi, è detto: « . . .nelle città di Hamiera vi è una quantità di gente; vi è un castello per prendere il quale ne perirà metà di gente e forse non ci si potrà; delli 10.000 uomini già ne contiamo 456 morti oltre gli stroppiati.. mi hanno fatto trovare il castello con le porte aperte il quale castello è grande assai e tale che non vi è numero di uomini che basti a prenderlo per essere situato assai in alto...
E’ certo pure che nell’anno 252 A.C. la Rocca assediata dai Romani con 40.000 fanti e 1000 cavalieri resistette per due anni agli assalti e non si arrese puranco quando la città lo fece.
Contro le forze di Carlo D’Angiò, il Castello polarizzò tutti gli sforzi degli attaccanti e con questo salvò la Sicilia dagli Angioini. Pietro d’Aragona, liberatore di turno, premiò il valore dci Termitani con la concessione di privilegi come da pergamena del 1339.
Ulteriori segni di vita e resistenza il castello diede nel 1676 contro i Francesi, che non riuscirono ad espugnano, mentre nel 1720 i soldati savoiardi poco vi si fermarono dopo che il trattato di Utreck assegnò la Sardegna a Vittorio Amedeo II°con obbligo allo stesso di lasciare la Sicilia agli Austriaci. Da questi ultimi forte e città passarono ai Borboni e il Real forte divenne centro di pressione della città. In ogni occasione, là dove fu in palio la libertà, il Real Forte fece sentire la voce pesante dei suoi cannoni. Ciò fino al 1860, quando la rivolta esplose e Termini fu tra le prime città ad insorgere.
E’ di quell’anno la « intima » dal Forte imposta: « poichè la città è in piena rivolta si fa noto che prima delle ore 16 sei notabili debbono presentarsi a bordo della fregata « Archimede» onde recarsi in Palermo e fare atto di sottomissione sotto pena di bombardamento ed altri castighi. «Non avendo avuto esito positivo la « intima », il Castello aprì il fuoco sulla città e furono sparati 400 colpi. Così continuò fino all'iimbarco della guarnigione borbonica sull’«Archimede»
Ilcastello non ebbe mai compiti e veste di rappresentanza. Nei due passaggi da Termini dei sovrani Carlo V e Vittorio Amedeo II° nel 1714 vennero destinate all'ospitalità la prima volta la casa Romano e la seconda volta la casa Marala.
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