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La festa ricorreva in Agosto. Si svolgeva in due fasi; due giorni a Termini Bassa e due a Termini Alta.
A Termini Alta nei pomeriggi corsa di giannetti. Percorso della contrada Giancaniglia alla statua di La Masa. Al mattino delle corse sulla via Garibaldi, allora lastricata, spargevano a terra sabbia per rendere più aderente la strada agli zoccoli non ferrati dei cavalli.
Nel pomeriggio verso le ore 16 si iniziava la cerimonia con lo sfilamento di un corteo che seguiva il percorso inverno cioé dal Duomo a Giancaniglia. In testa una fila di carrozze con i capataz del paese. Precedeva la banca, chiudeva il corteo la sfilata dei giannetti.
I cavalli erano belli, di razza per lo più araba, alti sui gartetti fini, la testa all’insù e gli occhi di fuoco con la criniera al vento e liberi da cavezza nella corsa sembravano veramente il richiamo di una voce ecologica oggi sconosciuta specie quando gioiosi e consci della importanza del momento allegri nitrivano.
Al Largo del Cimitero il corteo si spogliava dei personaggi importanti che scesi dai cocchi si disponevano alla «partenza». Il personaggio più importante con procedere lento e tenendo in mano una pistola si avvicinava alla base di partenza segnata a terra da una linea bianca e sovrastata ad altezza di uomo da un filo colorato dietro al quale disposti allineati i giannetti tenuti per il morso dai mozzi. Poi il personaggio solenne alzava il braccio e partiva il colpo; partivano anche i giannetti a volte male e allora erano anche proteste ultra violente dei mozzi che si esprimevano in siculo linguaggio scurrile e colorito anche poco rispettoso per le virtù dello starter. Comunque scattati gli animali in pochi attimi irnboccavano il viale a salire tra le grida festose degli spettatori che tifavano per il loro preferito il «mirrinu» di Morreale, il «sauru du Chiuppu», «u niuru di Misilmeri». Ai lati della via Garibaldi dietro le transenne la gente tripudiava ingurgitando calia e simenza.
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