
Nel periodo Romano quale approdo venne usato un rudimentale pontile di fronte alla porta Felice. Si sa di certo che la località con 4 scogli oggi scomparsi fu chiamato Gisira che in arabo vuol dire isola.
Tuttavia i pescatori, anche in epoca successiva alla araba e per molto tempo, continuarono ad usare, quali ripari di approdo con possibilità di tirare a secco le imbarcazioni, le zone a valle della Fossola dalla quale salivano al paese per un viottolo che finiva alla porta dei pescatori inserita nel muro di cinta del Castello alla altezza della Chiesa di Santa Caterina. Si sà di sicuro che nel 1326 il porto di Termini come quello di Castellammare fu interrato per ordine di Federico 11 di Aragona che in tale modo volle favorirei traffici del porto di Palermo. Però tale stato di fatto durò poco perché le esigenze dell'entroterra e dei traffici ne imposero la riapertura.
E’ noto che disponeva di grandi magazzini destinati alla conservazione del grano e altri cereali in attesa.
Tale attività continuò per secoli e come importanza in determinati tempi il caricatore di Termini fu il più importante dei 12 della Sicilia.
A tale importanza era legato l'interesse dei dominanti inquantoché tutte le forme di dominazioni si risolsero sempre nel sottrarre a torto o a ragione, pagato o meno, il grano che allora era la più importante produzione nell'Isola. A dare la idea della capacità dei magazzini termitani basti la citazione riportata dall'ing. Elio Balsamo che nel 1332 dal caritatore si estrassero 10.000 salme di grano. La destinazione dei magazzini diede anche il nome al corso di Termini Bassa che è stato sempre chiamato e ancora oggi malgrado la denominazione ufficiale diversa «Caricatore».
Se nel 1332 si esportarono 10.00 salme di grano, nel 1330 dal porto di Termini furono imbarcate 60.000 salme di grano.
Sovraintendeva al Porto un vice Portulano. Ogni caricatore aveva un dirigente di tale grado e tutti facevano capo al Portulano del Regno.
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