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A tempo di Agosto, avanti le cappellette a muro o improvvisate, sorgevano piccoli altari addobbati con cura, con piante e fiori.
Formavano un comitato di quartiere che raccoglieva i fondi; la mattina le donne pulivano e ripulivano gli spazi antistanti e laterali quali fossero pavimenti della loro casa, nel pomeriggio «l’orbo», così purtroppo lo chiamavano e così purtroppo era il suonatore di violino che casa per casa, per abbonamento previamente pagato suonava la novena della Assunta, girava il quartiere; la sera avanti le cappellette illuminate, le donne sedute, facienti cerchio per misura di sicurezza alle spalle al gruppo delle ragazze, cantava gli inni alla Madonna.

Avanti le porte delle case, stravaccati sulle sedie perché stanchi dalle fatiche, gli uomini seguivano e intanto sorvegliavano anche le immigrazioni dei giovani di altri quartieri che per ragioni di fede ed altre ogni sera facevano il giro delle «Madonnuzze».

Alla metà di agosto, la festa. Al mattino botti, giro della musica o dell’orchestrìna per le vie del quartiere, a mezzogiorno messa nella chiesa più vicina e nel pomeriggio gioco della «ntinna» e corsa nei sacchi e pentolata.
Per il primo piantavano in uno spazio un palo alto con alla sommità un cerchio in ferro con ganci ai quali venivano appesi i pacchi con i premi, in genere alimenti. Alla gara si partecipava a piccole squadre molto spesso composte di gente di mare perché più pratica per ragioni di mestiere alla scalata dei pali. Quello del gioco veniva spalmato accuratamente di sapone poi al segnale la gara incominciava e seguiva interrotta dalle imprecazioni od ovazioni degli spettatori e dei fans dei concorrenti. Quando qualcuno di questi dopo molte scivolate arraffava in alto i coppi erano applausi quando falliva fischi.

La corsa dei sacchi era riservata ai più giovani, la pentolata, con i premi più strani nelle pentole di coccio, divertiva tutti.
La sera i fuochi più o meno ricchi concludevano la novena e l’ultima Ave Maria cantata dai fedeli chiudeva la festa.

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